
di Uvaozio
Davide si ripassa con il polpastrello dell’indice della mano destra la macchia di inchiostro, blu, che ha sul petto, alla sinistra dello sterno e quindi del cuore. Non sa di avere uno specchio davanti, non lo può sapere perché è cieco ma se lo potesse vedere vedrebbe un golfo di mare all’altezza del petto, sotto la gola vicino alla spalla. Tocca le spiagge, tocca la sabbia si bagna il polpastrello e cerca di evitare, ripassandosi la macchia che ha sul petto, ombrelloni e bagnanti. Anche quella ciminiera che si vuole lanciare in cielo e abbandonare tutto ciò che sta davanti a lui. Come ogni mattina si è preparato il pranzo a casa. Non ha bisogno di vedere e si ricorda la posizione di tutto ciò che gli serve. Sa anche di avere un ombrellone dietro l’armadio e saprebbe raggiungerlo tranquillamente. Mette insalata nel panino che mangerà per pranzo. Quasi sempre. Poi alterna altre verdure ad altri cibi. Ma, quasi sempre, mette insalata. Il problema più grosso, preparando il pranzo, è quando deve schiacciare il pane per farlo entrare nel contenitore. Deve stare attento a non far uscire i pomodori, se ne ha messi, deve stare attento a non rompere il pane. Se si dovesse rompere, meglio che si rompa la metà di sopra invece che quella di sotto. Alla radio stanno raccontando, riferendo, leggendo la notizia di un Papa che si è accorto di non avere più Dio al suo fianco e quindi ha deciso di dimettersi. Questa è la notizia del giorno e Davide ironicamente sorride. Lui, che al Papa non ha mai creduto ma a Dio invece sì. Mette il contenitore col pane nella borsina di stoffa e gli rimane il dubbio se sul piano del lavabo ha lasciato dei pezzetti di pomodoro o briciole di pane rimaste dopo che ha schiacciato il suo panino. Rimarrà col dubbio e decide, dato che il polpastrello, della mano sinistra stavolta, non ha incontrato nulla di simile quando ha sfiorato la superficie del piano del lavabo. Il metallo è fatto a onde, più triangolari e meno rotonde di quelle che ha sentito sul suo petto. Quelle onde, però, quelle di metallo, non fanno rumore o almeno non ne fanno come lo fa il suo petto. Va verso la radio, avendo imbracciato la borsina col pranzo, si ricorda dove sta la radio e cerca l’interruttore. Trova e spegne, proprio mentre un calciatore definito cristiano dal giornalista commentava la notizia che raccontava di un Papa che tornava uomo. Prova piacere spegnendo la radio così chetando uno la cui opinione non era affatto interessante. Per lui. Magari per altri lo era, altrimenti non stava parlando al notiziario della radio nazionale. Apre la porta di casa, dopo aver spento la radio e dopo aver lanciato un’inutile occhiata al piano del lavandino. Inutile come gli specchi che ha al piano di sopra. Sguardi, che come specchi, non inquadrano nulla. O forse inquadrano ma ciò che racchiudono, ciò che delimitano, ciò che contornano, ciò a cui sono cornice rimane oggetto sfumato, svanito e non preso in considerazione. Chiudendo la porta risponde al cellulare che squilla con il suono di un violoncello. Sente la voce del collega che lo dice che sta partendo adesso per passarlo a prendere. Vieni pure, risponde, ti aspetto fuori nel parcheggio che oggi c’è una temperatura perfetta. Ha voglia di sorridere mentre ripone il telefono nella tasca della giacca.
25.5.2012
Ballad of broken seas