O seu nome
by L'uva, e l'ozio
Nella hall dell’albergo dove mi trovo sento il tuo nome. Pronunciato solo come lo può pronunciare chi ti conosce e chi ti ha vissuto, con la i all’inizio che canta e le altre vocali che esplodono in bocca per la voglia di uscire che hanno. Chissà se colui che ha pronunciato il tuo nome ti ha sfiorato da vicino, se continua a sfiorarti, se ti sfiorerà di nuovo. Eppure sorrido e non ti avverto rubata da me, o meno mia. Non temo la tua distanza, non esiste la tua fuga, la nostra attesa si fa di questi cenni, accenni, gesti e accenti. Richiami che inaspettatamente ti inseguono sulle salite e sulle discese che adesso immagino e che altre e molte volte ho percorso con i miei occhi. Troppo, solo un po’, di tempo è passato dall’ultima volta che. Ma ricordo ogni volta che. Quando ci siamo sfiorati e guardati, salutati e abbracciati. Accolti e raccolti. Raccolti i capelli a crocchia hai appoggiato il mento sulla mano, sdraiata, sorridevi e guardavi il mare e il mio aereo. Mi guardavi che me ne andavo. Mentre con il dito indice della mano sinistra toccavo il ponte, rosso, che non c’è. Io non ci sono, tu non ci sei. Quando ci siamo, ci siamo. Aspettami, io ti aspetto. Lisboa.
29.1.2012


Solo una parola: splendida…
Verissimo, splendida, unica. È Lisbona…